Rome : un petit geste de solidarité avec les retenus

Publié le par la Rédaction

Le 17 juillet au soir à Rome, dans un des endroits les plus fréquentés pour ses vitrines spectaculaires que la ville réserve chaque été, quelques individus solidaires ont placé une banderole («Nous sommes du côté de ceux qui se rebellent, Fermons le centre de rétention-camp de Ponte Galeria») entre des fumigènes et distribué des tracts.

 

 

Ce geste a été réalisé en solidarité avec les sept immigrés qui passeront en procès le 22 juillet prochain pour avoir participé à la révolte du 13 juin dans le centre de rétention de Ponte Galeria.

 

Liberté pour tous/tes les enfermé/es dans les camps de l’État.

 

Traduit de l’italien (Informa-Azione),
Brèves du désordre, 18 juillet 2010.

 

 

*

 

 

Texte du tract :

 

DALLA PARTE DI CHI SI RIBELLA,

PER CHIUDERE IL C.I.E.-LAGER DI PONTE GALERIA…

… E PER NON CHIUDERE GLI OCCHI DINANZI AL RAZZISMO CHE DILAGA

 

Passeggi, durante questa sera di estate inoltrata. Se ti guardi intorno è per dare un’occhiata alle bancarelle e alle attrazioni che questo posto ti riserva. All’improvviso la tua attenzione viene distolta da uno striscione illuminato da alcune torce e poco dopo ti ritrovi questo volantino tra le mani.

 

Ti starai chiedendo, forse, cosa si intende per “lager di Ponte Galeria” e perché, nel 2010, quella parola, lager, che ritenevi accantonata tra gli orrori della storia, riemerga nuovamente fuori: le atrocità commesse all’interno dei campi di concentramento sono infatti note a tutti e appaiono solo un triste ricordo del passato, vicende da relegare tra le pagine di un libro di storia, perché i governi “democratici” che sono succeduti alle dittature dicono di aver imparato la lezione: mai più razzismo. E invece…

 

In Italia, come del resto in tutta Europa, sono attive da diverso tempo una serie di leggi discriminatorie nei confronti degli immigrati: dapprima con l’istituzione dei CPT (Centri di permanenza temporanea) nel 1998 da parte del governo di centro-sinistra, in seguito con alcune norme varate nel “Pacchetto Sicurezza” nel 2009 dall’attuale governo di centro-destra che li ha trasformati in C.I.E. (Centri di identificazione ed espulsione), gli immigrati senza documenti in regola corrono il rischio di subire lunghi periodi di reclusione per poi essere deportati nei loro paesi d’origine.

 

I C.I.E., ex C.P.T., luoghi di detenzione amministrativa sottoposta all’autorità di polizia e quindi, da un punto di vista giuridico, propriamente equiparabili ai lager nazisti, sono parte integrante e costituente di un meccanismo perfettamente oliato che alimenta il circuito dello sfruttamento. Nei C.I.E. vengono rinchiusi gli immigrati senza il permesso di soggiorno, come anche persone che hanno richiesto l’asilo politico, che hanno lavoro e carte in regola ma con vecchi decreti di espulsione sulle spalle, che hanno finito di scontare una pena in carcere e donne, tante donne, in molti casi vittime della tratta. Gente che è sfuggita da guerre, persecuzioni, maltrattamenti e prostituzione. E fame. Guerre e fame che il capitalismo occidentale produce per continuare indisturbato a dominare e a razziare il mondo.

 

Resi clandestini per la sventura di arrivare da paesi disgraziati, sotto la minaccia costante e continua di essere internati e deportati, di venire fermati per strada, negli autobus, nei treni e trattati come bestie, di venire separati dagli affetti più cari, di finire nuovamente nelle grinfie di sfruttatori e “protettori” senza scrupoli, vivono in balia della malvagità di chi esegue gli ordini del potere. Quotidianamente all’interno dei C.I.E. si consumano abusi e pestaggi da parte delle forze dell’ordine. Le necessarie cure mediche non vengono somministrate, ma si abbonda di psicofarmaci con cui “condire” il cibo, che tra l’altro è scadente e di pessima qualità. Le dosi d’acqua, anche di estate, sono razionate al minimo. Non sono mancati casi di stupro da parte di agenti di polizia. Alcune persone dentro quei lager hanno perso la vita.

 

Tutto questo, qui in Italia, paese “avanzato e democratico”, continua ad avvenire nel silenzio e nell’indifferenza.

 

Dinanzi a questa situazione ribellarsi, piuttosto che subire passivamente, è ciò che sta accadendo da diverso tempo nei C.I.E. di tutta Italia: scioperi della fame, tentativi di fuga, atti di autolesionismo, danneggiamento delle strutture interne sono una diretta e inevitabile conseguenza al perpetuarsi della detenzione nei vari Centri di identificazione ed espulsione.

 

Per una rivolta avvenuta il 3 Giugno all’interno del C.I.E. di Ponte Galeria 9 immigrati sono stati imputati: 2 di loro sono stati prontamente espulsi e 7 verranno processati il 22 Luglio al Tribunale di Roma; nel frattempo dopo 3 mesi è ancora in corso il processo per 19 immigrati incolpati per un’altra rivolta scoppiata il 15 marzo . Queste denunce si vanno ad aggiungere alle innumerevoli manovre repressive dello Stato in cui vengono trascinati i migranti che osano ribellarsi. In un sistema in cui la normalità sono i militari nelle strade, le assoluzioni degli assassini in divisa, lo sfruttamento dell’uomo e della terra a vantaggio dei soliti potenti, è naturale e umano che chi viene schiacciato si ribelli con ogni mezzo, con quello che in quel momento ha a disposizione.

 

Per tutto questo noi scegliamo di stare dalla parte di coloro che in tutti i lager di Italia e di Europa hanno il coraggio di ribellarsi e il 22 Luglio dalle ore 10 porteremo davanti al Tribunale di Piazzale Clodio la nostra solidarietà ai 7 immigrati attualmente sotto processo.

 

Informa-Azione, 18 juillet.

 


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