La police italienne travaille dans les centres d'expulsion

Publié le par la Rédaction


La semaine dernière, au CIE (Centre d’identification et dexpulsion) de Gradisca dIsonzo (frontière italo-slovène, nord-est de lItalie) une tentative dévasion collective a eu lieu, tentative très violemment réprimée par les gardes.

Du coup, il a eu un début dincendie et, face au tabassage de leurs camarades qui avaient tenté la liberté, plein de retenus qui navaient pas participé à la tentative dévasion qui grimpent sur les toits pour protester.

Vers 6 heures du mat
, les retenus acceptent de descendre du toit contre la promesse quil ny aurait pas de représailles… mais … des perquisitions commencent tout de même dans les cellules. Les retenus protestent et là, la police recommence à se déchainer. Il y a de nombreux blessés.

Quelques jours après, quelques images qui témoignent des passages à tabac au CIE de Gradisca lundi matin. Parmi les blessés, il y en a qui ont eu 60 points de suture et beaucoup dénoncent la complicité du personnel médical du centre avec la police.

Mais ce n’est pas tout : les retenus dénoncent aussi la disparition d
argent et dobjets (en particulier des lecteurs mp3) durant la perquisition qui a précédé le massacre. La police essaie denterrer laffaire, fait chanter les blessés pour éviter quils les dénoncent.

Si vous cliquez sur les liens du message transféré ci-dessous vous verrez les résultats en image de ces tabassages.

À préciser : ce qui s
est passé à Gradisca nest pas un cas isolé et des faits similaires sont à déplorer à Bari, Turin, Bologne.

Rappel : depuis le 8 août la durée de rétention en Italie est passée à 6 mois. Depuis le 8 août plusieurs mouvements de révolte et protestations ont éclaté dans divers centres de rétention italiens, relayés à l
extérieur par quelques personnes solidaires.

Liste de discussion du réseau Éducation sans frontières, 27 septembre 2009.


Pestaggi al cie di Gradisca. Un video documenta le violenze

Finalmente cattivi. Qualcuno deve aver preso sul serio le parole del ministro Maroni. E le ha applicate alla lettera. Almeno a giudicare dal numero di ematomi che si possono contare sui corpi degli immigrati detenuti nel Centro di identificazione e espulsione (CIE) di Gradisca d’Isonzo. Siamo in provincia di Gorizia, a due passi dalla frontiera slovena. I fatti risalgono a lunedì scorso, 21 settembre. Ma le prove sono arrivate soltanto ieri. Si tratta di un video girato di nascosto all
interno del CIE e diffuso su Youtube.


È un montaggio di riprese fatte con un videofonino. Inizia con un primo piano sul volto tumefatto di un detenuto tunisino. “Guarda il polizia” — ripete indicando l
ematoma sullocchio. I pantaloni sono ancora imbrattati di sangue. E le gambe segnate dagli ematomi delle manganellate e in parte bendate. Il video prosegue mostrando le gabbie dove gli immigrati sono rinchiusi in attesa di essere espulsi, da ormai più di tre mesi. Ma il pezzo forte arriva alla fine. Si vede un uomo sdraiato a terra, esanime, tiene una mano sull’inguine, ha il volto sanguinante, il sangue ha macchiato anche il pavimento. Nel cortile una squadra di poliziotti e militari in tenuta antisommossa prepara unaltra carica. Dalle camerate si alzano cori di protesta. Ma quando i militari entrano, i detenuti non sanno come difendersi e scappano gridando “No, no!” Ma cosa è successo davvero quel giorno?

Lo abbiamo chiesto alla Prefettura di Gorizia. “Al CIE di Gradisca non c
è stato nessun pestaggio — dice il capo di Gabinetto Massimo Mauro —, anzi lunico a essere stato ricoverato è stato un operatore di polizia che si è preso un calcio in una gamba.” Ma allora qualche tafferuglio cè stato! La versione della Prefettura parla di un tentativo di fuga di una trentina dei reclusi, la notte del 20 settembre, sventato dal personale di vigilanza senza particolari momenti di tensione. I problemi — continua Mauro — sarebbero arrivati intorno alle 13.00, quando un gruppo di trattenuti avrebbe rifiutato di rientrare nella camerata dopo il turno della mensa, “inscenando una protesta e lanciando bottiglie di plastica vuote contro il personale di polizia” che avrebbe quindi provveduto a farli rientrare con la forza. Le immagini diffuse su Youtube, Mauro non le ritiene attendibili. Chi dice che sono state a Gradisca? E chi dice che non sia materiale vecchio riciclato a uso e consumo di qualche associazione antirazzista?

Abbiamo fatto le stesse domane a un detenuto di Gradisca. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente. Per motivi di sicurezza non sveleremo la sua identità. Questa persona, non soltanto ci ha confermato che il video era stato girato in quei giorni. Ma ci ha anche descritto nel dettaglio il tipo di ferite che si vedono nelle riprese. La sua versione dei fatti coincide con quella della Prefettura per quanto riguarda il fallito tentativo di evasione la notte e il rientro pacifico nelle camerate all’alba. Il resto però è tutta un’altra storia. Alle 13.00 sarebbe iniziata una irrispettosa perquisizione. “Hanno rotto i carica batterie dei telefoni, a alcuni hanno tagliato i vestiti, e in una camerata hanno strappato un Corano.” Un gesto quest’ultimo che avrebbe provocato l
ira dei detenuti, che hanno cominciato a inveire contro la polizia. “In una camerata hanno rotto le finestre e cominciato a lanciare cose.” Finché polizia e militari hanno deciso la carica. Nelle camerate numero tre, due e sei. Alla fine della rivolta, secondo il nostro testimone, 12 persone sarebbero finite in ospedale. E in ospedale tornerà il detenuto tunisino con locchio tumefatto. Lunedì ha un appuntamento per unoperazione, allospedale di Udine.

Chi mente? La Prefettura? I detenuti? È presto per dirlo. Anche perché i detenuti vittime delle violenze si sono detti pronti a sporgere denuncia. Gli avvocati non mancano. E in quel caso sarebbe un giudice ad avere l’ultima parola.

Fortress Europe, 25 septembre
L’osservatorio sulle vittime dell’emigrazione.

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